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Delfi
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top
mwegDelfi (mwewin greco antico Δελφοί?, Delphói; in età mwfaomerica anche mwfqin greco antico Πυθώ?, Pythṓ) è stata una città dell'mwfgantica Grecia, sede del santuario di mwfwApollo e di uno dei più importanti mwgaoracoli del mondo greco, quello della mwgqPizia.cite-ref-unesco-delfi-2-0[1]cite-ref-treccani-delfi-3-0[2]cite-ref-bl-pp19-20-4-0[3]
Si trovava nella mwjwFocide, sul fianco meridionale del mwkaParnaso, a circa 600 metri di quota e lungo le vie che dalla Grecia centrale conducevano al mwkqgolfo di Corinto; nella tradizione greca era considerata il centro del mondo, segnato dall'mwkgonfalo.cite-ref-treccani-delfi-3-1[2]cite-ref-bl-pp14-15-5-0[4]
Fra il VI e il IV secolo a.C. il santuario si affermò come uno dei principali centri panellenici, con templi, mwnatesori votivi, monumenti dedicatori, il mwnqteatro e lo mwngstadio.cite-ref-delphi-site-6-0[5]cite-ref-bl-pp20-23-7-0[6] L'oracolo ebbe rilievo sul piano religioso e in quello politico: intervenne nella mwpwcolonizzazione greca, nei rapporti fra le mwqapolis e nelle mwqqguerre sacre combattute per il controllo del santuario.cite-ref-delphi-history-8-0[7]cite-ref-delphi-sacredwars-9-0[8]cite-ref-malkin-129-130-10-0[9]
Abitata almeno dall'mwtwetà del bronzo, Delfi è iscritta dal 1987 nella lista del mwuaPatrimonio dell'umanità dell'mwuqUNESCO.cite-ref-unesco-delfi-2-1[1]
Contents
• Storia
• Origini
• Scavi
• Museo
• Note
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Mitologia
Le tradizioni mitiche relative a Delfi sono numerose e divergenti.cite-ref-delphi-mythfound-11-0[10]cite-ref-bl-pp18-19-12-0[11] Le spiegazioni antiche dell'origine del nome oscillano fra un personaggio eponimo, mwyqDelfo, cui le fonti attribuivano genealogie diverse, e il termine mwygin greco antico δελφύςmwyw? (mwzadelphys, "utero"), ricondotto alla forma del luogo o a un culto primitivo di mwzqGea.cite-ref-delphi-mythfound-11-1[10]
Il mito più direttamente legato al santuario è quello di Apollo e del serpente mwawPitone.cite-ref-delphi-mythfound-11-2[10]cite-ref-delphi-history-8-1[7]cite-ref-bl-pp18-19-12-1[11] Nelle tradizioni antiche il luogo era in origine connesso a Gea, a mweaThemis e a Pitone, posto a guardia dell'oracolo primitivo.cite-ref-delphi-mythfound-11-3[10]cite-ref-delphi-history-8-2[7]cite-ref-bl-p19-13-0[12] Apollo ne prese possesso dopo aver ucciso Pitone o, secondo altre versioni, succedendo senza lotta ai precedenti detentori dell'oracolo; da qui deriverebbe l'epiclesi di Apollo mwhqPizio o mwhgPitico.cite-ref-delphi-mythfound-11-4[10]cite-ref-bl-p19-13-1[12]
Secondo un'altra tradizione, accolta nellmwka'mwkqmwkgInno ad Apollo, il dio, sotto forma di delfino, guidò fino a Crisa una nave di Cretesi e vi istituì il proprio culto come Apollo Delphinios.cite-ref-delphi-mythfound-11-5[10]cite-ref-bl-p19-13-2[12] Nellmwmw'mwnamwnqIliade, nellmwng'mwnwmwoaOdissea e nellmwoq'mwogInno ad Apollo Delfi è ancora chiamata Πυθώ (mwowPytho).cite-ref-delphi-mythfound-11-6[10]
Alla mitologia del santuario appartiene anche l'mwqqonfalo, la pietra che segnava Delfi come "ombelico del mondo": secondo il mito, mwqgZeus lasciò volare due aquile dalle estremità opposte della terra; le due si incontrarono a Delfi, dove il dio fece cadere l'onfalo.cite-ref-delphi-omphalos-14-0[13]cite-ref-bl-pp29-180-15-0[14]
La mwtafonte Castalia entrava nel paesaggio mitico di Delfi: la tradizione locale faceva derivare il suo nome dall'eroe Kastalios o dalla ninfa Kastalia, figlia del fiume Acheloo, e le sue acque erano legate ai riti di purificazione del santuario.cite-ref-delphi-kastalia-16-0[15]cite-ref-bl-p82-17-0[16]
Accanto ad Apollo aveva rilievo a Delfi il culto di mwvgDioniso: durante i tre mesi invernali in cui Apollo era ritenuto assente, il tempio era posto sotto il segno di Dioniso, la cui tomba era localizzata all'interno del santuario.cite-ref-delphi-apollotemple-18-0[17]cite-ref-treccani-dioniso-19-0[18]cite-ref-bl-pp28-30-179-180-20-0[19]
Storia
Origini
L'area di Delfi è frequentata dal Neolitico e, nel II millennio a.C., presenta resti di mw1getà micenea databili fra il XV e il XII secolo a.C.; tracce di frequentazione cultuale sono attestate almeno dalla fine del IX secolo a.C., e i primi monumenti riferibili al santuario di Apollo si datano al VII secolo a.C.cite-ref-unesco-delfi-2-2[1]cite-ref-delphi-beginnings-22-0[21]cite-ref-delphi-evolution-23-0[22]cite-ref-bl-pp15-20-24-0[23] La tradizione antica collegò il luogo a un precedente culto di Gea e al serpente Pitone; è stato però osservato che questa "preistoria" del santuario potrebbe essere una costruzione mitologica più tarda.cite-ref-delphi-history-8-3[7]cite-ref-bl-pp18-20-25-0[24]
Con Apollo Pizio il santuario assunse la forma con cui compare nelle fonti greche.cite-ref-treccani-delfi-3-2[2]cite-ref-bl-pp19-20-4-1[3] Il culto si caratterizzava per la richiesta di mw-avaticini alla mw-qPizia, che pronunciava i responsi del dio seduta su un tripode al centro del santuario.cite-ref-treccani-delfi-3-3[2]cite-ref-bl-pp19-20-4-2[3] Le fonti antiche e la tradizione locale collegavano lo stato estatico della Pizia a esalazioni provenienti dal sottosuolo, ma la questione resta discussa.cite-ref-treccani-delfi-3-4[2]cite-ref-delphi-mythfound-11-7[10] Nell'area erano inoltre attive Crisa e il porto di mwaqsCirra, strettamente connessi alla storia del santuario.cite-ref-treccani-cirra-26-0[25]cite-ref-bl-pp20-21-27-0[26]
Centro della vita religiosa e politica
Dalle sue prime fasi il santuario ebbe rilievo nella vita religiosa e politica del mondo greco; la tradizione antica e la documentazione successiva lo collegano anche ai principali movimenti di mwarycolonizzazione arcaica.cite-ref-delphi-history-8-4[7]cite-ref-delphi-evolution-23-1[22] La tutela del santuario faceva capo all'mwar8Anfizionia, la cui composizione e le cui competenze sono note soprattutto per il V e il IV secolo a.C.cite-ref-bl-p27-28-0[27] Nel periodo arcaico e classico, famiglie aristocratiche e potenze regionali cercarono ripetutamente di influire sulla vita del santuario; tra gli episodi più noti figura la ricostruzione del tempio di Apollo da parte degli mwasqAlcmeonidi dopo l'incendio del 548 a.C.cite-ref-delphi-evolution-23-2[22]cite-ref-bl-pp21-22-29-0[28]
L'Anfizionia fu più volte al centro delle mwas4guerre sacre. La mwas8prima guerra sacra fu combattuta, secondo la cronologia più diffusa, fra il 592 e il 582 a.C. circa e portò alla distruzione di Crisa.cite-ref-delphi-sacredwars-9-1[8]cite-ref-bl-p21-30-0[29] Dal VI secolo a.C. le città greche cominciarono a depositare presso il santuario i propri tesori votivi, ospitati in edifici costruiti a spese delle comunità offerenti.cite-ref-delphi-evolution-23-3[22]cite-ref-bl-pp21-23-31-0[30]
Nel 457 a.C., dopo la mwauebattaglia di Enofita, gli Ateniesi affidarono Delfi ai Focesi; la reazione spartana provocò la mwauiseconda guerra sacra del 448 a.C., dopo la quale l'intervento di mwaumPericle riportò il santuario sotto controllo focese, fino alla mwauqPace di Nicia del 421 a.C.cite-ref-delphi-sacredwars-9-2[8]cite-ref-bl-p22-32-0[31] La mwau0terza guerra sacra (356-346 a.C.) segnò l'ingresso della mwau4Macedonia negli affari delfici: dopo la sconfitta dei Focesi, i loro voti nell'Anfizionia passarono a mwau8Filippo II.cite-ref-delphi-sacredwars-9-3[8]cite-ref-bl-pp22-27-33-0[32] La mwavgquarta guerra sacra (339-338 a.C.) si concluse con un ulteriore intervento di Filippo e con l'egemonia macedone sulle principali città della Grecia centrale.cite-ref-delphi-sacredwars-9-4[8]cite-ref-bl-p22-32-1[31]
Nel III secolo a.C. la mwawilega etolica assunse un ruolo preminente nell'Anfizionia; dopo la mwawmbattaglia di Pidna del 168 a.C. Delfi passò sotto l'influenza romana, rimanendo centro religioso di prestigio ma di minore peso politico.cite-ref-delphi-history-8-5[7]cite-ref-bl-pp23-24-34-0[33] In età romana il santuario fu restaurato da vari imperatori, ma subì anche celebri spoliazioni, fra cui quelle di mwawwSilla e di mwaw0Nerone.cite-ref-delphi-evolution-23-4[22]cite-ref-delphi-history-8-6[7]cite-ref-bl-pp23-24-34-1[33]
Tarda antichità
Il declino dei culti pagani e la cessazione della consultazione dell'oracolo non coincisero con la fine dell'insediamento: fra IV e VI secolo Delfi si sviluppò come città tardoantica, più estesa che in alcune epoche precedenti soprattutto verso ovest, mentre parte dello spazio sacro veniva trasformato in spazio urbano.cite-ref-petridis-pp682-683-35-0[34]cite-ref-petridis-pp694-695-36-0[35]
Fra i resti architettonici di questa fase figurano l'mwayuAgorà romana, le Terme dell'Est, una casa con mwayyperistilio e tre mwaycbasiliche, una delle quali probabilmente situata presso l'Agorà, una nell'area dell'antico ginnasio e una, datata al VI secolo, presso l'ingresso del villaggio moderno.cite-ref-petridis-pp683-684-37-0[36]cite-ref-petridis-pp686-687-38-0[37]
A sud-est del recinto di Apollo sorgeva la cosiddetta Villa Sud-Est del Peribolo, edificio privato organizzato su quattro livelli, con tre sale absidate (mwazemwazitriclinia), una grande sala rettangolare con nicchie, ambienti di servizio e un piccolo complesso mwazmtermale.cite-ref-petridis-pp687-688-39-0[38]
Nell'ultimo quarto del VI secolo la villa fu abbandonata come residenza e il settore fu rioccupato da installazioni artigianali, soprattutto legate alla produzione mwazkceramica; il tessuto urbano si restrinse, ma una ripresa delle attività è attestata fino al primo quarto del VII secolo, quando l'abitato fu definitivamente abbandonato.cite-ref-petridis-pp688-689-40-0[39]cite-ref-petridis-pp694-695-36-1[35]
Abbandono e riscoperta
Dopo l'abbandono del centro antico fra tarda antichità e mwaakalto medioevo, il ricordo dell'ubicazione del santuario si attenuò.cite-ref-bl-p46-41-0[40] Dal mwaa4Medioevo il sito fu occupato da un insediamento che si sviluppò gradualmente nel villaggio di Kastri, sorto in parte sopra i resti dell'antica Delfi.cite-ref-treccani-riscopertadelfi-42-0[41]cite-ref-delphi-evolution-23-5[22]cite-ref-bl-p46-41-1[40]
Nel marzo del 1436 mwabwCiriaco d'Ancona visitò Delfi e vi si trattenne sei giorni, registrando i resti archeologici visibili con l'aiuto del testo di mwab0Pausania; alcune sue identificazioni si sono però rivelate non corrette.cite-ref-delphi-evolution-23-6[22]cite-ref-bl-p46-41-2[40]
Nel XVII e XVIII secolo il sito tornò a essere frequentato da viaggiatori europei; la corretta localizzazione di Delfi fu fissata nel 1676 dall'opera di mwaccGeorge Wheler e mwacgJacob Spon, mentre fino al XIX secolo il santuario di Apollo rimase in gran parte occultato dal villaggio di Kastri.cite-ref-treccani-riscopertadelfi-42-1[41]cite-ref-delphi-evolution-23-7[22]cite-ref-bl-p46-41-3[40]
Scavi
L'area del sito archeologico era occupata dal villaggio di Kastri, che dovette essere trasferito prima che si potesse intraprendere uno scavo sistematico.cite-ref-delphi-excavations-43-0[42]cite-ref-bl-p46-41-4[40] Nel 1840 e nel 1860 furono eseguiti alcuni saggi preliminari; nel 1880 Bernard Haussoulier, dell'École française d'Athènes, scavò la mwaemStoà degli Ateniesi.cite-ref-delphi-excavations-43-1[42]
Nell'ottobre del 1892, sotto la direzione di mwaekThéophile Homolle e della Scuola archeologica francese, iniziò la cosiddetta mwaeoGrande Fouille ("Grande Scavo"), preceduta dall'espropriazione e dalla demolizione delle case di Kastri e dall'installazione di una piccola ferrovia per la rimozione dei detriti.cite-ref-delphi-excavations-43-2[42] Lo scavo mise in luce i principali edifici e monumenti del mwae8santuario di Apollo e di quello di Atena Pronaia, insieme a numerose iscrizioni, sculture e altri reperti.cite-ref-delphi-excavations-43-3[42]cite-ref-bl-p46-41-5[40] La mwafgGrande Fouille proseguì fino al 1903; in seguito il sito è stato oggetto di indagini, studi e restauri.cite-ref-delphi-excavations-43-4[42]cite-ref-efa-history-44-0[43]
Sito archeologico
Il complesso archeologico si sviluppa lungo la cosiddetta mwamuVia Sacra, la strada di accesso al santuario di Apollo, che dalla mwamyfonte Castalia risale il pendio fino al tempio.cite-ref-delphi-site-6-1[5]cite-ref-delphi-kastalia-16-1[15]cite-ref-bl-pp90-98-45-0[44] La denominazione "Via Sacra" è moderna, ma d'uso corrente negli studi e nelle descrizioni del santuario.cite-ref-bl-p98-46-0[45]
Nel settore inferiore del santuario, accanto alla via d'accesso, si trovano edifici e strutture di mwangetà ellenistica, mwankromana e mwanotardoantica, fra cui l'mwansAgorà romana.cite-ref-delphi-evolution-23-8[22]cite-ref-bl-pp90-91-47-0[46]
Lungo il percorso si conservano i resti dei mwaoumwaoythesauroi votivi delle città greche, per lo più ridotti alle fondazioni; fra i monumenti meglio conservati e più studiati figurano il mwaocTesoro dei Sifni e il mwaogTesoro degli Ateniesi.cite-ref-delphi-evolution-23-9[22]cite-ref-delphi-site-6-2[5]cite-ref-bl-pp125-126-48-0[47]cite-ref-bl-pp134-135-49-0[48]
Il mwapoTesoro dei Sifni, databile al 530-525 a.C., era un edificio mwapsionico distilo in antis con due mwapwcariatidi al posto delle colonne del vestibolo, ornato da un ricco fregio scolpito.cite-ref-delphi-siphnian-50-0[49]cite-ref-bl-pp125-126-48-1[47]
Il Tesoro degli Ateniesi, ricostruito fra il 1903 e il 1906, è uno dei monumenti più noti del santuario; la tradizione antica lo collegava alla vittoria di mwaqyAtene nella mwaqcbattaglia di Maratona.cite-ref-delphi-athenian-51-0[50]cite-ref-bl-pp134-135-49-1[48]
Nella parte più alta del sito si trova lo mwareStadio di Delfi, fra i meglio conservati della Grecia antica. La costruzione risale alla seconda metà del IV secolo a.C. o poco dopo la vittoria sui Galati; la sua storia è articolata in almeno quattro fasi, e l'assetto attualmente visibile, con la sistemazione in pietra degli spalti, risulta dagli interventi di mwarietà romana: Pausania riferisce a un benefattore come mwarmErode Attico il rivestimento delle gradinate, che la ricerca moderna ha tuttavia riconosciuto in calcare e non in marmo.cite-ref-delphi-stadium-52-0[51]cite-ref-bl-pp216-217-53-0[52]
Tempio di Apollo
Al centro del santuario sorgeva il tempio di Apollo.cite-ref-delphi-apollotemple-18-1[17]
I resti visibili appartengono soprattutto al tempio mwavydorico mwavcperiptero del IV secolo a.C., ricostruito dopo il terremoto del 373-372 a.C.; il tempio arcaico precedente, promosso sotto gli mwavgAlcmeonidi, era stato completato nel 510 a.C.cite-ref-delphi-apollotemple-18-2[17]cite-ref-bl-pp181-182-54-0[53]
Il tempio era il centro del culto delfico e dell'attività oracolare. Nella cella si trovavano la statua del dio e l'mwawionfalo, mentre nel mwawmpronao erano collocate le mwawqmassime delfiche, fra cui il celebre motto "mwawuconosci te stesso" (ΓΝΩΘΙ ΣΕΑΥΤΟΝ, mwawygnōthi seautón), insieme al cosiddetto "E delfico", a cui mwawcPlutarco dedicò il trattato mwawgmwawkDe E apud Delphos, unica fonte letteraria antica per l'iscrizione.cite-ref-delphi-apollotemple-18-3[17]cite-ref-bl-p179-55-0[54]cite-ref-plut-e-56-0[55]
A sostegno della terrazza del tempio alcmeonide fu costruito il mwaxcMuro Poligonale, sul quale in seguito furono incisi numerosi atti di affrancamento; davanti ad esso sorse più tardi la Stoà degli Ateniesi.cite-ref-bl-pp151-152-57-0[56]cite-ref-delphi-stoaathens-58-0[57]
A monte del tempio si trovano il teatro, scavato nel pendio, e più in alto lo stadio.cite-ref-delphi-apollotemple-18-4[17]
Santuario di Atena Pronaia
Il mway0santuario di Atena Pronaia si trova nella zona della Marmaria, a sud-est del santuario di Apollo, ed è il primo grande nucleo monumentale per chi giungeva a Delfi da oriente. Il complesso comprendeva i templi di Atena, la mway4tholos, almeno due tesori e, nelle immediate vicinanze, il ginnasio.cite-ref-delphi-site-6-3[5]cite-ref-bl-pp48-49-59-0[58]
Museo
Il mwa1kMuseo archeologico di Delfi fu inaugurato nel 1903 per ospitare i reperti emersi dalla mwa1oGrande Fouille; una nuova sistemazione fu realizzata fra il 1935 e il 1938, mentre l'allestimento aperto al pubblico fu inaugurato nel 1961.cite-ref-delphi-museumhistory-64-0[63]cite-ref-efa-chronology-65-0[64]
Il museo raccoglie i reperti provenienti dal santuario di Apollo, dal santuario di Atena Pronaia e dall'area di Delfi.cite-ref-delphi-museumodysseus-66-0[65] Fra le opere più note figurano la mwa2gSfinge dei Nassi, in origine posta in cima a una colonna votiva, l'mwa2kauriga di Delfi, l'mwa2oonfalo, la statua di mwa2sAgias e quella di mwa2wAntinoo.cite-ref-bl-p146-67-0[66]cite-ref-bl-p202-68-0[67]cite-ref-bl-p224-69-0[68]cite-ref-delphi-omphalos-14-1[13]cite-ref-delphi-selectedexhibits-70-0[69]
Il museo conserva inoltre numerose offerte votive — elmi, armi, vasi, monete, statuette, gioielli — riferibili alle diverse fasi del santuario.cite-ref-delphi-selectedexhibits-70-1[69] Sono esposti i due mwa4ykouroi arcaici tradizionalmente identificati con mwa4cCleobi e Bitone oppure, secondo un'altra interpretazione, con i mwa4gDioscuri: la dedica li collega allo scultore argivo Polimede e li data intorno al 580 a.C.cite-ref-delphi-selectedexhibits-70-2[69]
Particolare rilievo hanno i due inni ad Apollo incisi sul muro meridionale del mwa44Tesoro degli Ateniesi, composti in occasione della processione rituale ateniese verso Delfi del 128 a.C. e corredati da notazione musicale: sono fra le principali testimonianze per la conoscenza della musica greca antica.cite-ref-delphi-selectedexhibits-70-3[69] Dal santuario provengono anche frammenti di statue mwa5mcrisoelefantine in oro e avorio, riferibili a un gruppo con Apollo, Artemide e Latona e databili alla metà del VI secolo a.C.; l'identificazione con le offerte di Creso resta discussa.cite-ref-delphi-selectedexhibits-70-4[69]
Agoni e feste
Giochi pitici
I mwa6qGiochi pitici erano uno dei quattro mwa6uGiochi panellenici dell'mwa6yantica Grecia e si disputavano presso il santuario di Apollo a Delfi.cite-ref-delphi-history-8-7[7]cite-ref-treccani-giochipitici-71-0[70]cite-ref-bl-p27-28-1[27] Erano celebrati in onore di Apollo, nel quadro del mito della vittoria del dio su mwa7mPitone.cite-ref-treccani-pitiche-72-0[71]cite-ref-jacquemin-p53-73-0[72] A differenza dei mwa7wGiochi olimpici, i Giochi pitici comprendevano fin dall'antichità una forte componente musicale, cui in seguito si aggiunsero gare ginniche e ippiche.cite-ref-treccani-giochipitici-71-1[70]cite-ref-jacquemin-p53-73-1[72]cite-ref-bl-p212-74-0[73] Le fonti antiche ricordavano una fase più antica del concorso, in origine solo musicale; la forma storica dei Giochi pitici fu istituita nel 582 a.C. come concorso quadriennale con corona come premio.cite-ref-treccani-giochipitici-71-2[70]cite-ref-jacquemin-p53-73-2[72]
Soterie delfiche
Le Soterie delfiche erano le feste soteriche più note e meglio documentate del mondo greco.cite-ref-treccani-soterie-75-0[74] Furono istituite in relazione alla difesa di Delfi contro l'incursione dei mwa90Galli guidati da mwa94Brenno nel 279 a.C.cite-ref-treccani-soterie-75-1[74]cite-ref-roussel-pp97-99-76-0[75]
Il nome deriva dalla dedica ad Apollo, e probabilmente anche a mwa-gZeus Soter, in ringraziamento per la salvezza del santuario e della Grecia centrale.cite-ref-treccani-soterie-75-2[74] Oltre agli mwa-0agoni mwa-4ginnici, comprendevano gare musicali, di danza e teatrali; in una prima fase furono celebrate annualmente e i vincitori ricevevano premi in denaro.cite-ref-delphi-history-8-9[7]cite-ref-treccani-soterie-75-3[74]
Nel 243-242 a.C. circa gli mwa-gEtoli riorganizzarono le Soterie, cercando di elevarle al livello dei Giochi pitici, che si celebravano nello stesso santuario ogni quattro anni ed erano annoverati fra i mwa-kgiochi panellenici.cite-ref-treccani-soterie-75-4[74]cite-ref-delphi-history-8-10[7] Da allora le gare si svolsero ogni cinque anni e i vincitori ricevevano una corona d'alloro.cite-ref-delphi-history-8-11[7]
Influenza culturale
Festival delfici e iniziative culturali
Fra Ottocento e Novecento Delfi continuò ad attirare viaggiatori, studiosi e iniziative culturali ispirate al prestigio del santuario antico.cite-ref-delphi-history-8-13[7]cite-ref-bl-p46-41-6[40] Nel XX secolo questo rapporto si concretizzò soprattutto nei mwbb4Festival Delfici del 1927 e del 1930, promossi da Angelos Sikelianos e da Eva Palmer-Sikelianos.cite-ref-zaccarini-pp14-16-77-0[76]cite-ref-balaskas-pp80-81-78-0[77] I festival comprendevano rappresentazioni tragiche e gare atletiche; nel 1927 vi si aggiunse una mostra di artigianato locale.cite-ref-zaccarini-p16-79-0[78]cite-ref-dorf-pp1-4-80-0[79]cite-ref-balaskas-pp80-84-81-0[80] Nel secondo dopoguerra il nome di Delfi è stato ripreso da istituzioni culturali moderne, fra cui il Centro culturale europeo di Delfi, fondato nel 1977.cite-ref-eccd-milestones-82-0[81]
Rappresentazioni moderne
Dal Rinascimento, e più frequentemente fra Sei e Ottocento, Delfi entrò nell'immaginario figurativo europeo come luogo dell'antichità classica.cite-ref-polykandrioti-pp195-198-83-0[82]cite-ref-marcade-pp801-802-84-0[83] Prima degli scavi moderni la sua immagine dipese in larga misura da mwbeePausania il Periegeta, dalla letteratura di viaggio e da ricostruzioni immaginarie, e le rappresentazioni più antiche non mostrano ancora il santuario in forma archeologicamente riconoscibile.cite-ref-polykandrioti-pp195-198-83-1[82]cite-ref-marcade-pp801-802-84-1[83] Una delle prime raffigurazioni moderne conosciute compare nel 1545, nel commento di Nicolas Gerbel alla carta della Grecia di Niccolò Sofiano, dove Delfi è resa come una città fortificata immaginaria.cite-ref-travelogues-delphi-85-0[84]
Fra XVII e XIX secolo le vedute del sito si fecero più aderenti alla topografia reale.cite-ref-marcade-pp801-803-86-0[85]cite-ref-reveillac-pp3-4-87-0[86] Le opere di George Wheler e Jacob Spon, poi quelle di mwbfcEdward Dodwell, di mwbfgOtto Magnus von Stackelberg e di Hugh William Williams definirono un repertorio visivo di lunga fortuna.cite-ref-travelogues-delphi-85-1[84]cite-ref-getty-dodwellpomardi-88-0[87]
Accanto alle vedute di viaggio, Delfi compare in opere che ne riprendono il significato simbolico. Un esempio celebre è la sibilla delfica di mwbgiMichelangelo Buonarroti nella mwbgmCappella Sistina; nel Seicento il tema torna nella mwbgqVeduta di Delfi con processione di mwbguClaude Lorrain, conservata nella mwbgyGalleria Doria Pamphilj di Roma.cite-ref-vaticani-sibilladelfica-89-0[88]cite-ref-doriapamphilj-claude-90-0[89] Sul finire dell'Ottocento, alle vedute di artisti e viaggiatori si affiancò la documentazione fotografica della mwbg8Grande Fouille.cite-ref-reveillac-pp3-5-91-0[90]
Nella letteratura
Nel secondo Ottocento il tema delfico riemerge nella letteratura francese di argomento classico. Un caso notevole è mwbhyL'Apollonide, dramma musicale di mwbhcCharles Marie René Leconte de Lisle con musica di Franz Servais, ispirato allo mwbhgmwbhkIone di mwbhoEuripide: il libretto fu pubblicato autonomamente da Leconte de Lisle nel 1888, mentre la prima rappresentazione avvenne a Karlsruhe solo nel 1899, cinque anni dopo la morte del poeta.cite-ref-gallica-apollonide-92-0[91]cite-ref-luce-pp291-296-93-0[92]
Nella letteratura greca moderna e contemporanea il riferimento a Delfi è ampiamente documentato. Il Centro per la lingua greca registra fra i testi più direttamente legati al santuario lmwbiq'mwbiuΟ Δελφικός ύμνος di mwbiyKostis Palamas, del 1894, e il mwbicΔελφικός Λόγος di Angelos Sikelianos, nucleo della sua elaborazione della "Idea delfica".cite-ref-glang-palamas-94-0[93]cite-ref-glang-sikelianos-95-0[94]cite-ref-glang-sikelianosbiblio-96-0[95] Alla stessa linea appartiene la poesia mwbjqΔελφική εορτή di mwbjuKostas Karyotakis, collegata ai primi Festival delfici del 1927.cite-ref-glang-karyotakis-97-0[96]cite-ref-zaccarini-p14-98-0[97] Nel secondo Novecento il sito compare nei due testi intitolati mwbj4Δελφοί di mwbj8Ghiannis Ritsos, del 1961-1962 e del 1970.cite-ref-glang-ritsos1-99-0[98]cite-ref-glang-ritsos2-100-0[99] Una rielaborazione diversa compare nel romanzo mwbkgLa langue maternelle di Vassilis Alexakis, in cui l'enigma dell'"E di Delfi" costituisce uno dei nuclei del racconto.cite-ref-ballabriga-pp201-216-101-0[100]
Note esplicative
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Collegamenti esterni
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